mercoledì 20 agosto 2008


Le pietre erano sei

 

Nel mare oggi ho raccolto

le mie pietre verità.

In tutto erano sei

ma non chiedere perché.

La prima senza forma

era una verità per tutti

capace di giocare

con il senso e con la vita.

La seconda lunga e stretta

aveva due colori e doppia realtà.

La forma confermava la sua capacità

di entrare in tutta fretta ma non essere mai là.

La terza tondeggiante cambiava direzione

con il vento e con le onde senza fermarsi mai.

La forma dava fiducia ma il muoversi costante

rendeva i suoi contorni sbiaditi nella mente.

La quarta era quadrata dal tono spigoloso

dai colori troppo forti e dai toni molto densi.

Non grande ma ingombrante

non vera ma reale

perdeva tutto il fascino

del sentirsi pietra fatale.

La quinta era malconcia

più punte che pianure

difficile tenere

ma semplice capire.

La sofferenza in vista

le punte, una conquista per vivere il domani.

L’ultima pietra invece

una forma ce l’aveva,

la forma, quella “a cuore”

che il caso aveva dato.

Entrava in una mano

come tutto ciò che ha vita

entrava con il suono

ma senza far rumore.

Non era la sua forma, non era il suo colore

ma era la sua firma che scriveva col calore.

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